Retroscena e lacune di Tesla Powerwall 2.

come scegliere l'accumulo di energia

Tesla Powerwall, retroscena e lacune della batteria più blasonata del momento.

Nell’articolo precedente ho parlato dell’accumulo Tesla Powerwall 1 e 2, (lo trovi qui) e ho messo in evidenza i suoi limiti dovuti alla non compatibilità con i vari inverter presenti sul mercato.

Ho voluto mettere in chiaro come stanno le cose veramente, anche se alla maggior parte degli addetti ai lavori non piace, la verità è questa.

Avevo concluso l’articolo precedente dicendo che ci sono brand molto famosi che vanno oltre a queste lacune, ed in questo articolo, voglio concludere lo scritto e mantenere la promessa fatta.

Avevo evidenziato tre lacune principalmente, ovvero tre affermazioni che Tesla aveva fatto (scritto in questo caso) nelle sue molteplici comunicazioni iniziali. Si trattava della comunicazione con la maggior parte degli inverter, il fatto di avere l’inverter integrato, e quello di funzionare anche da back’up di energia, ovvero garantire l’autonomia dalla rete.

Con questo non voglio denigrare il prodotto made in California, anzi dobbiamo tutti ringraziare perché ha aperto la strada al settore degli accumuli in larga scala, e sia ben chiaro che non voglio fare affermazioni disastrose…

Lo scopo di questo post è quello di mettere in evidenza i limiti tecnici che ha il sistema creato dallo staff di Elon Musk, e la speranza è quella di scriverlo in un linguaggio semplice e comprensibile, senza l’uso dei tecnicismi tipici del mio settore.

Le parole complicate fanno sentire figo chi le pronuncia ma non ti aiutano a capire, quindi eliminiamole.

Tesla powerwall 2, nonostante i problemi e le lacune è una delle attuali soluzioni migliori per l'accumulo di energia.

Tesla powerwall 2, nonostante i problemi e le lacune è una delle attuali soluzioni migliori per l’accumulo di energia.

Tesla powerwall come funziona?

Sul sito californiano spiegano molto bene, con un bel video e con grafici davvero ben fatti il funzionamento della batteria, poi si spingono a tre affermazioni che mi lasciano un po perplesso…

Veniamo alla prima affermazione errata: E’ compatibile con la maggior parte degli inverter.

La prima versione era compatibile solo con 2 case di inverter, poi con la seconda versione, ovvero la Tesla Powerwall 2 è cambiato tutto: difatti con un aggiornamento arrivato via mail come un fulmine a ciel sereno, Tesla ha deciso di non immettere più sul mercato la versione in corrente continua, a dimostrazione di quanto sia stato prematuro e incauto comunicare su larga scala il contrario…

Ergo, lavoreranno solo in corrente alternata, che per gli addetti al settore vuol dire perdite di energia in più, che sono la causa naturale della doppia trasformazione che la batteria deve fare, ma questo è meglio non dirlo ai clienti, è peccato…

Traduco e semplifico: Ogni volta che trasformi l’energia ne perdi una piccola percentuale durante la trasformazione, e tutti i sistemi di accumulo che lavorano in corrente alternata ne perdono per strada un bel po.

Tecnicamente questo si chiama efficienza “round’up” ovvero quanta energia ti do indietro rispetto a quella che prendo per accumularla e mettermela in pancia.

Anche con la Tesla Powerwall 2 le cose non cambiano (e sono molto peggio in altri millantati brand del momento), su 100 kWh accumulati in pancia, te ne da indietro 89, perché gli altri 11 se li perde per strada.

La seconda affermazione: Ha un inverter integrato.

Attenzione a non cadere in trappola…

Commercializzeranno la versione in corrente alternata, con una capacità sicuramente rilevante ma con efficienze a dir poco scarsa. La loro scheda tecnica (quella originale…) dichiara un efficienza superiore al 90%, per la precisione dichiarano che la capacità di conversione in carica e scarica è del 89%.

Te la dico in maniera più semplice, ogni 100 kWh che tu mandi in carica alla batteria, te ne fa perdere 5. Dei 95 kWh che avrai caricato in batteria, ne utilizzerai circa 89.

Cioè, per ogni 100 kWh che tu usi per caricare la batteria, te ne ritornano 89, senza contare che all’interno ha un ciclo di raffreddamento costante e che d’estate quel ciclo lo alimenti tu…

Evito di commentare, mi sanzionerei da solo per abbondante utilizzo di aforismi veneti, ma la realtà è questa, quella che nessuno ti dice perché fa peccato!

La terza affermazione: Funzionano anche da back up di energia.

Quello che molti dei plurinominati truffaldini del settore promettono, ti dicono di star tranquillo perché se salta la corrente, con Tesla la tua casa non risente del problema. E a noi tutti piacerebbe che fosse vero, ma in realtà assolutamente no. Tale funzione non è la batteria ad offrirla ma bensì il sistema di conversione.

Tesla ha scelto di integrare l’inverter nel sistema per ragioni di economie di scala, ma questo di fatto allontana la possibilità di utilizzare la batteria come back up di energia in caso di black out. Ma ti dirò di più:

La legge italiana in materia lo vieta parzialmente se non utilizzi precauzioni che non sono a carico di Tesla Powerwall 2 o altri produttori di batterie, quindi fai molta attenzione.

Con l’ultima decisione presa dai vertici di Palo Alto, installare una Tesla Powerwall 2 in Italia sembra non sia facile anzi…

L’attuale normativa CEI 0-21 che regolamenta le connessioni in rete, per una serie di strampalati ragionamenti che non discuto qui, chi decide di installare una Powerwall 2 rischia spesso di passare da una tensione di fornitura monofase ad una tensione trifase.

Cioè, se tu in casa hai i 6 kW o meno e installi Powerwall 2, se non ti affidi a persone competenti rischi di vederti poi trasformare la fornitura di energia elettrica, da monofase a trifase.

E’ scioccante come informazione, e per far chiarezza definitivamente dovremo attendere i chiarimenti che arriveranno in luglio dalla nuova delibera CEI 0-21… Che sono arrivati e non hanno chiarito nulla, infatti ora come ora quando è il momento di installare una batteria lo sport preferito dei periti o degli ingegneri che discutono con i tecnici di E-distribuzione, è quello di fare una sequenza pressochè snervante di telefonate che non ti dico.

Il risultato è che se sei un tecnico che ne ha a che fare tutti i giorni, sai come destreggiarti senza pensieri e in caso di difficoltà sai come muoverti, se invece sei alle prime armi o pensi che sia un documento come gli altri e che sia tutto semplice e chiaro… ti invito a provare di persona!

Certo che, con le premesse di cui sopra, non voglio scoraggiarti al massimo ma voglio che tu capisca se valga la pena proseguire…

A chi mi segue, preferisco di gran lunga consigliare sulle motivazioni che ci spingono a ragionare sulle batterie di accumulo e di conseguenza consigliare o meno l’investimento.

Quali sono allora le alternative a Tesla Powerwall 2?

Detto ciò, come possiamo parlare di indipendenza energetica se vogliamo eliminare il gas dalle nostre case per passare all’energia, e nessuna batteria ci garantisce l’aspettativa minima di supporto in caso di mancata tensione?

La risposta arriva da un’altro inverter molto particolare, che dialoga con un brand che ha poco da invidiare a Tesla grazie alla sua produzione in larga scala di batterie e di sistemi completi. Il brand in questione è LG Chem.

La divisione Chemistry della multinazionale LG, arriva sul mercato con la seconda serie dei modelli di batteria al litio chiamata Resu, con potenze strategiche e a breve sommabili tra di loro. Taglie studiate per risolvere le necessità di accumulo delle varie dimensioni e produzioni dei fotovoltaici, godono infatti della scalabilità del prodotto.

Contrariamente a Tesla che ha un unica taglia per tutti, le batterie offerte da LG Chem sono parallelabili tra di loro e possono essere gestite egregiamente dalla centralina offerta dalla casa stessa, un vero e proprio vestito sartoriale.

Cosa vuol dire in termini pratici?

Tu installi l’impianto fotovoltaico con accumulo oggi e ci abbini una batteria da 3,5 kWh per esempio. Un domani le tue esigenze cambiano e quindi necessiti di un accumulo più grande, nessun problema.

Acquisti un’altra batteria, la colleghi alla centralina di LG e subito inizia a lavorare in stretta simbiosi con la precedente, creando così una scalabilità che solo un brand innovativo come quello Koreano può offrire.

La particolarità di questa batteria è quella di lavorare in corrente continua, che vuol dire caricarsi direttamente con l’energia prodotta dai pannelli, offrendo così le migliori prestazioni azzerando al 99,6 % le perdite dovute alla trasformazione dell’energia.

Niente passaggi intermedi e niente sprechi inutili, su 100 kWh immagazzinati, più di 99 ti tornano indietro. E quell’1% che perdo per strada… me lo posso concedere.

Questa tecnologia scalabile, si può adattare solo nel nuovo e presto verrà offerta anche con la funzione di anti black out,  ovvero quando viene interrotta la fornitura da parte del gestore di rete, il convertitore garantisce alimentazione ad un carico privilegiato, ma quando sarà pronto sicuramente ne sentiremo parlare.

Per il consumatore il beneficio è che quando salta la corrente, per esempio le luci di casa, il frigorifero, la tv e gli altri carichi prescelti possono rimanere alimentati dal sistema e dalla batteria stessa, abbi fede che non manca molto, ci stiamo lavorando.

Ma anche qui, un limite tecnico esiste e bisogna conoscerlo molto bene, LG Chem ed il convertitore dedicato, sono a disposizione solo per chi esegue un impianto ex novo. Rimane quindi scoperta la nicchia degli impianti esistenti…

Sicuramente interessante per gli impianti domestici monofase, diventa molto appetibile per tutte le abitazioni che oggi usufruiscono dell’energia elettrica come fonte principale, ma se andiamo in trifase, per accumulare ed utilizzare da se l’energia prodotta in eccesso dal proprio impianto, la scelta si complica parecchio.

Ad oggi, esiste un unico inverter certificato CEI 0-21, per i sistemi trifase e monofase in grado di soddisfare chi ha già realizzato il proprio impianto e desidera abbinare il sistema di accumulo idoneo. Anch’esso dotato della stessa scalabilità di LG Chem.

Non serve disfare l’impianto esistente, e non servono modifiche sostanziali, è sufficiente montare il case, inserire le batterie all’interno, montare il sensore di rete e programmare l’accumulo per il funzionamento.

Ora, non ti resta che analizzare correttamente il tuo fabbisogno energetico ed installare il sistema di accumulo più adatto alle tue esigenze, sempre che la tua volontà sia quella di indipendenza energetica (ma non aspettarti ritorni economici brevi, sono falsità)

Ricorda sempre che non esiste solo Tesla Powerwall 2 o la multinazionale LG Chem, hanno caratteristiche diverse e tutte e 2 svolgono al meglio la propria funzione. La vera bravura e la vera informazione sono la scelta del prodotto finale più idoneo ad un unica e specifica esigenza, la tua!

Per inciso, ho fatto solo 2 nomi in questo articolo e non ne menziono altri, perchè non ne vale la pena.

Ce ne saranno almeno altri 20 che commercializzano sistemi di ricarica con batterie per impianti fotovoltaici, ma scimmiottano quello che fanno i 2 leader di mercato.

Per dovere di cronaca, i nominati sono i 2 maggiori produttori al mondo e non si autodefiniscono tali per manie di grandezza o per farsi percepire grandi…

Per finire, smettila di girare a destra e a manca per trovare informazioni spesso errato o forvianti per il tuo obiettivo e per il tuo portafoglio, se vuoi arrivare a vivere senza bollette chiedi prima una consulenza

Domande e risposte più frequenti

  • Se la tua ricerca su San Google è tra queste: tesla powerwall prezzo, costo tesla powerwall, tesla powerwall 2 prezzo o powerwall tesla prezzo ti rispondo subito
    • Il suo costo fornita ed installata si aggira sugli 9000 € ivati, anche se molte società sono pronte a fare megasconti pur di installartela… fai molta attenzione. Sono prodotti che oltre all’installazione vanno seguiti e quando ti trovi davanti a quello disposto allo sconto importante pur di venderti la batteria… Probabilmente non stai facendo un affare.
  • Alternativa a Tesla o a LG Chem, cosa posso installare a casa mia?
    • Perdonami ma non ti rispondo, non consiglio altre soluzioni all’infuori di queste 2. Vedo società spendere cifre importantissime in pubblicità e avere un prodotto talmente scarso che non lo baratterei mai in cambio del tuo denaro.
  • Come faccio ad essere sicuro di chi mi monta la batteria?
    • Domanda da un milione di dollari. Io ho scritto un libro per scegliere l’azienda ideale a cui affidare i tuoi soldi per realizzare il tuo impianto fotovoltaico, e il ragionamento vale anche per i sistemi di accumulo. Al massimo chiedi e fai prima.
  • Conviene il sistema di accumulo?
    • Te lo dico subito, no! Se pensi di acquistarlo come un impianto fotovoltaico e vuoi vedere il grafico del ritorno economico stai alla larga dall’investimento. Il ritorno vero è superiore ai 10 anni e chiunque ti dica il contrario ti sta raccontando una bugia.
  • Tu hai scritto di recente che l’accumulo non conviene… perchè?
    • Semplifico il ragionamento. Se hai 10 mila euro da investire e ti piace l’idea di avere una batteria per sentirti più autonomo possibile oggi va bene, ma se vuoi puntare ad essere energeticamente indipendente e vuoi anche fare un investimento in ottica green economy devi aspettare almeno 4/5 anni. Arriveremo a spendere la stessa cifra accumulando l’energia prodotta d’estate per sfruttarla d’inverno con batterie molto più capienti di adesso.

 

Le domande sui sistemi di accumulo sono tante, non esitare a fare la tua nei commenti qui sotto.

  • bruno ha detto:

    Ho tre impianti che insistono sullo stesso fabbricato con tre abitazioni. Due sono da 6 KW monofase ed uno da 4,75 KW. La mia idea era di valutare la possibilità di installare tre batterie di accumolo e metterle in serie essendo posizionate nello stesso locale. Il vantaggio sarebbe di avere molta autonomia nel momento in cui uno o due delle tre abitazioni non ne fanno uso o uso molto limitato. Metterei anche un piccolo generatore sempre pronto a dare una mano nel caso che ci sia la neccessità momentanea. L’obbiettivo è quello di eliminare l’enel , magari in un primo tempo sospendento la fornitura e poi si vede come va. La domanda è

    Ho tre impianti 2 da 6 KW e uno da 4,75 . monofase.
    L’dea è di metter tre batterie e collegarle tra di loro a servizio delle tre utenze.
    metterei anche un piccolo generatore. l’obbiettivo è staccare l’enel , magari due su tre o tutti e tre.

    secondo voi è possibile ?

    .

    • Devis ha detto:

      Buongiorno Bruno,
      grazie 1000 per la domanda, molto interessante.

      Ciò che chiedi è fattibile, sulla carta ed anche sulla pratica.

      Mi potresti dire per favore che tipo di inverter hai sui tre impianti?

  • Chiaro e molto utile ma non esauriente: (a) mi piacerebbe vedere il confronto anche con Sonnen e (b) anche con un LCOE calcolato sul n. di cicli garantiti da ciascuna delle case… è chiedere troppo?

    • Devis ha detto:

      Grazie del commento Alessandro, molto tecnica la richiesta, quindi è dover mio fare una premessa.

      Non scrivo questo blog per intavolare discussioni tecniche che sfociano sulla filosofia tra addetti al settore, scrivo solo per i privati cittadini che prima di affidarsi alle rinnovabili, vogliono capirne qualcosa di più.

      Premetto che, il calcolo dell’LCOE è un qualcosa che noi abbiamo già affrontato molti anni fa coi moduli fotovoltaici… Spieghiamo cos’è:

      LCOE è l’acronimo di Levelized cost of electricity, ovvero il costo livellato dell’energia. E’ un parametro che si usa da qualche anno a questa parte, diffuso nelle prime analisi che si fecero allora coi pannelli fotovoltaici.
      Passami la definizione poco accademica ma pratica, ipersemplificando è il rapporto tra quanta energia si impiega per produrre e quanta energia è in grado di fornire durante il presunto ciclo di vita, l’oggetto analizzato.

      Un link utile ai lettori è senz’altro questo: L’ultimo report del World Economic Forum

      Detto questo, non mi esimo dal risponderti e, da addetto al settore a addetto al settore, ti confesso che non utilizzo Sonnen perchè lo ritengo un mix fantastico tra marketing e life style, ma di sostanza è un prodotto che non consiglierei, anzi…

      Il perchè é semplice, sono contrario all’accumulo di energia lato AC sulle nuove connessioni monofase, è uno spreco che non posso tollerare.

      Capisco chi ha già l’impianto fotovoltaico, se vuole l’accumulo ci sono diversi fattori che indirizzerebbero la scelta verso un accumulo lato AC, ma nel nuovo no, percarità!

      La prima legge dell’indipendenza energetica è elimina gli sprechi, se devo acquistare un prodotto che già di suo spreca… non faccio un affare.

      Difatti nell’articolo che ho scritto dopo a questo, faccio altri nomi di altri competitor, LG Chem in particolare, che adotta la filosofia della scalabilità (ovvero si può iniziare da un piccolo accumulo ed aggiungere man mano kW/h necessari). Più adatto a risolvere i problemi di tutti i giorni che chi si affaccia alle rinnovabili deve risolvere.

      Per finire, so di una tabella che viene mostrata da alcuni produttori, che mostra proprio i risultati che tu chiedi, purtroppo però, i nomi dei competitor non sono stati resi pubblici e sono stati sostituiti con numeri…

      Non ti nascondo che quando l’ho vista avrei pagato oro per sapere i nomi!

  • antonio fonnegra ha detto:

    Apprezzo la chiarezza e competenza degli argomenti scritti da Devis, in rete raramente si trovano informazioni di un tale livello.

    Vorrei chiedere quali dovrebbero essere le dimensioni minime e massime di potenza dei pannelli fotovoltaici installati in rapporto ai citati sistemi di accumulo. 3,5 kW – 6,5 kW – 9,6 kW per LG Chem e Varta, e dei 13,5 kW di Tesla.

    Grazie.

    • Devis ha detto:

      Ciao Antonio,
      grazie per il complimento e grazie anche per la domanda.

      Non è semplice dare una risposta e a dire il vero non c’è un numero preciso anche se in rete circola un po di tutto.

      Partiamo da un paio di considerazioni che ipersemplifico:

      I numeri esempio di 3 impianti fotovoltaici…

      Prendiamo un impianto fotovoltaico di 3 kWp, installato sopra tetto con un buon orientamento e sappiamo che indicativamente la sua produzione media giornaliera avrà questi valori (sottolineo valori medi): circa 4 kW giornalieri tra gennaio e dicembre e circa 13/14 kW giornalieri tra maggio e agosto.

      Prendiamo poi un sistema da 4,5 kWp, installato come sopra e sappiamo che indicativamente la sua produzione media giornaliera avrà questi valori (sottolineo valori medi): circa 6 kW giornalieri tra gennaio e dicembre e circa 20/21 kW giornalieri tra maggio e agosto.

      Prendiamone infine uno di 6 kWp, installato come sopra e sappiamo che indicativamente la sua produzione media giornaliera avrà questi valori (sottolineo valori medi): circa 8 kW giornalieri tra gennaio e dicembre e circa 30/31 kW giornalieri tra maggio e agosto.

      Come si può vedere, non sono numeri costanti nemmeno le produzioni, in quanto ci sono alcuni fattori che incidono molto sui piccoli impianti e diminuiscono con l’aumentare della potenza, tuttavia da questi dati facciamo un rapporto tra l’energia prodotta al giorno e la potenza di picco installata.

      Di base, abbiamo quello che ci serve per capire quale può essere l’accumulo ideale, tenendo in considerazione che l’accumulo si deve caricare al 100% il più possibile per garantire e restituire l’energia accumulata.

      Dobbiamo poi fare una considerazione finale molto pratica, meglio avere una batteria carica piuttosto che una batteria che non arriva mai al 100%. Ci sono molti aspetti tecnici legati a questa affermazione, ma rimaniamo in tema di numeri.

      Con le soluzioni di LG Chem puoi partire con la più piccola e poi aggiungere facilmente un’altra batteria di accumulo.

      Con Varta è la stessa cosa, puoi partire con la taglia più piccola e poi integri.

      Con Tesla no, la taglia è quella e puoi al massimo raddoppiare.

      Ai numeri sopra, va poi fatto il ragionamento finale, che anche in questo caso semplifico il più possibile.

      Sappiamo che in un giorno l’impianto fotovoltaico produce tot kW, e possiamo inoltre stimare quanti kW consumerà la nostra utenza di base di giorno e di notte. Qui si fa il passaggio finale:

      Produzione giornaliera del sistema – Autoconsumo durante la produzione = Energia che è possibile immettere in batteria.

      Spero di esserti stato esaustivo nella risposta, grazie ancora.

      • antonio fonnegra ha detto:

        Buona sera Devis,

        Grazie della risposta.

        Tenterò di contestualizzare il quesito posto su quanti kW di pannelli fotovoltaici andrebbero abbinati ad accumuli di 3,5 – 6,5 – 9,6 -13,5 kW, senza sprecare i soldi nell’acquisto di un sistema di accumulo fotovoltaico, per abbondanza o per difetto, .

        Su internet, quando ancora non era uscita la prima versione della Powerwall Tesla, qualcuno scriveva che (con 6,5 – 7 kW) avrebbe fornito 8 ore continue di elettricità ad un nucleo familiare (3 – 4 persone?) con consumi normali/moderati. Veniva da pensare che con il raddoppio si mirasse ad una più ovvia estesa autonomia.

        La maggioranza dei sistemi fotovoltaici famigliari domestici hanno potenza di picco 3 kW. Supponiamo che tra nord, centro e sud essi producano sui 3300 – 3900 – 4500 kW/h anno. D’altra parte prendiamo per accettabile una media di consumi annui di un single (31.2% delle famiglie, ISTAT-2015) di 1100 kWh/anno (www.consulente-energia.com), e per una coppia (27.1% delle famiglie, ISTAT-2015) di 1500 kWh/anno.

        Facendo appello all’esperienza di Devis con le suddette premesse vorrei chiedere in modo più preciso. Mettiamo che un single o una coppia con idoneo tetto e fabbisogno energetico tra i 1100-1500 kW/h anno, in una teorica produzione in centro Italia di 1300 kW/h/anno per kW/FV installato, si rivolgono a un consulente competente per installare ex novo un sistema FV con accumulo, e, per ipotesi, senza tenere conto delle detrazioni fiscali.

        Diciamo una consulenza rivolta a chi intende il fotovoltaico più come un investimento energetico per risparmiare sulla bolletta e ottimizzare i propri consumi piuttosto che all’investimento finanziario, anche alla luce del continuo calo dei prezzi fotovoltaici, alla sempre meno vantaggiosa offerta d’incentivi statali, specie per il 50% degli italiani con reddito sotto €15000 annui da cui detrarre.

        Il potenziale utente potrebbe far parte di quel circa 60% delle famiglie italiane, in questo caso del centro Italia. Ecco la domanda, se la priorità fosse l’accumulo, quale/i delle batterie menzionate, e quanti kW di pannelli FV installati dovrebbero abbinarsi per fare al caso in questione (rientrando nel fabbisogno 1500 kW/h anno con resa media di 1300 kW/h/anno x kW/FV installato e lasciando stare il vincolo/”dogma” di minima installazione pannelli = 3kW) e così approssimarsi il più possibile all’autonomia totale pannelli/accumulo .

        Credo che uno dei timori che più si possa insidiare nella testa di chi riflette sull’installazione di un FV con accumulo sia l’errato acquisto di una batteria sopradimensionata (Tesla 13,5 kW) o insufficiente (3,5 kW), a fronte di consumi moderati (nel nostro esempio 1100 a 1500 kWh/anno), anche con “l’aiuto” di un “consulente” pagato in buona fede… In effetti in rete si leggono centinaia di pessimi risultati scritti da clienti che hanno pagato sistemi fotovoltaici con accumulo di errato dimensionamento.

        Colgo in ultima istanza l’occasione per chiedere un parere circa il prodotto SAMSUNG SDI-ESS (Lithium-ion storage 3.6 kWh).

        • Devis ha detto:

          Antonio, grazie veramente di cuore, mi piace interagire con questo approccio.

          Hai scritto talmente tanto e talmente bene che sono felicemente sorpreso dal leggerti, cercherò quindi di esaudire le tue richieste, andando dritto al punto.

          Oggi come ieri, il sistema delle rinnovabili dev’essere sostenuto dallo stato Italiano per motivi di convenienza. Conviene a loro incentivare lo sviluppo nel piccolo (è molto più difficile nell’industria) perché aderendo al protocollo di kyoto o rispondono coi risultati o rispondono coi soldoni pesanti. In ogni caso sono soldoni che tiriamo fuori noi tutti (nessuno escluso) ma stranamente, incentivando i piccoli, conviene a noi ad anche allo stato. E qui non ci piove (si legge anche che non accetto repliche, qui parliamo di rinnovabili e non di politica!)

          La premessa è semplice, per quanto ad oggi di analisi posso affermare di averne fatte qualche migliaia, senza incentivi non ne ho mai vista una che dia un ritorno dell’investimento entro i 10 anni senza il supporto dello stato, degli ex incentivi del “conto energia” o delle attuali detrazioni fiscali.

          Detto questo, provo a risponderti a numeri, sempre in modo molto semplice.

          Se tu annualmente consumi circa 1500 kWh, e abiti in centro/sud italia, ti servirebbe un impianto da circa 1,2 kWp, che purtroppo non attiverebbe nessun inverter in grado di dialogare con una batteria attualmente sul mercato.

          Nella realtà dei fatti, purtroppo è così!

          Mi spiace ma con consumi così bassi, consigliare un fotovoltaico con accumulo è sbagliato sotto tutti i punti di vista.
          Se poi lo stesso utente volesse fare l’investimento senza il beneficio degli sgravi fiscali… Sicuramente io non glielo eviterei, gli chiederei solo di chiamarlo con un altro nome: Acquisto per soddisfare il proprio desiderio!

          Per quanto riguarda il Samsung: ti dirò che è un buon prodotto, ottimo per la famiglia di 3 persone, con un consumo annuo che si attesta sui 3500/4000 kWh, col figlio che va a scuola ed al pomeriggio è a casa a studiare.

          Per quanto riguarda le tipiche taglie di accumulo che trovi in rete, è difficile creare (come ti spiegavo nel post precedente) un regola precisa, però una di minima c’è, e va studiata e ragionata a rigor di logica.

          Per una batteria da 3,5 kWh, ci vuole almeno un impianto da 3 kWp.
          Per una batteria da 6,5 kWh, ci vuole almeno un impianto da 4,5 kWp.
          Per una batteria da 9,6 kWh, ci vuole un impianto da 6 kWp…

          Per Tesla Powerwall 2 non mi pronuncio, rischio di essere bannato dal mio blog!
          Di certo non chiederei ai miei clienti, e non consiglierei ai miei followers di testare un accumulo da 14 kWh con un impianto che nemmeno li produce su una giornata…

          Per chi desidera una Tesla Powerwall 2, e che magari sogna di vederla carica al 99%, almeno 5 kWp e ben esposti ci vogliono.
          Meglio ancora se a comporre quei 5 kWp ci sono moduli superperformanti, senza ombre e ben ventilati.

          Tuttavia in internet potresti trovare chi ti afferma che la batteria da 10 kWh potresti installarla anche su un impianto da 3 kWp, e dargli torto in maniera scientifica sarebbe un compito assai arduo da scrivere in modo comprensibile.

          Entra in gioco infatti, quello che offro con il mio prodotto brevettato, quello che chiamo A.C.E.®.

          Per ridurre in soldoni, dopo un analisi accurata, lo scopo finale del documento è quello di comparare, sotto il punto di vista economico, la scelta di non fare nulla con la scelta di procedere con l’investimento proposto.

          Il segreto è proprio nel proporre l’impianto, in quanto ragionando in numeri compatibili tra di loro, selezionare la fonte più idonea (ovvero quella che permette il ritorno dello stesso in tempi più brevi) risulta un meccanismo semplice, infallibile e collaudato.

          Detto questo Antonio, ringraziandoti ancora per il quesito, rimango a disposizione per qualsiasi altro chiarimento.

  • Fabio ha detto:

    Buonasera Devis,

    nel ringraziarla per il gradito, quanto prezioso, servizio reso, vorrei “approfittare” della sua cortese disponibilità, sottoponendole una mia istanza.

    Le fornisco i dati come di seguito specificato:

    – ho già un impianto fotovoltaico da 12,5 kwh installato in epoca IV conto energia;
    – inverter Power One “Aurora” (12,5);
    – impianto, ovviamente, trifase;
    – produzione annua mediamente 17500 kwh;
    – autoconsumo (SSP) annuo circa 2700 kwh;
    – consumo da rete (Enel, per intenderci) circa 5000 kwh all’anno (ho eliminato il metano, dotandomi di un impianto chiller caldo/freddo).

    Pertanto, ben comprenderà che il mio obiettivo è quello di ridurre sensibilmente i costi della bolletta che si aggirano intorno ai 1500 € e, a tal proposito, sto valutando di implementare il mio fotovoltaico con un sistema di accumulo utile allo scopo.

    Tra le varie “opportunità” che ho avuto modo di conoscere, la più “appetibile”, rispetto alle mie esigenze, risulterebbe essere il Tesla Powewall 2 da 13,5 kwh; ora, considerato quanto da lei più volte specificato, allo stato attuale non risulterebbe possibile interfacciarlo con un impianto trifase e quindi le chiedo:

    – laddove disponibile nell’immediato futuro anche per impianti trifase, mi conferma che Tesla Powewall 2 potrebbe essere la soluzione ideale in funzione della mia situazione “produzione-consumi”?

    – considerato che, da quanto ho capito, il mio inverter di dotazione non sarebbe compatibile con il “linguaggio” Tesla, cosa comporterebbe in termini di “adeguamento”? (componenti e stima dei costi)

    Nel ringraziarla anticipatamente per l’attenzione che mi vorrà dedicare, colgo l’occasione per salutarla cordialmente.

    • Devis ha detto:

      Ciao Fabio,
      grazie a te per la domanda e per avermi interpellato.

      Leggendo quanto mi scrivi tu, sono colpito dalla tua affermazione:

      Tra le varie “opportunità” che ho avuto modo di conoscere, la più “appetibile”, rispetto alle mie esigenze, risulterebbe essere il Tesla Powewall 2 da 13,5 kwh

      Ti confermo che la Powerwall 2, per quanto possa essere una batteria eccezionale, al momento non lavora con nessun inverter pronto per dialogare con impianti trifase, ma apparte l’attenzione mediatica che la casa californiana ottiene a carattere mondiale, la soluzione per te esiste già ed è più semplice da inserire nel tuo impianto (come in tutti gli impianti in trifase) di quanto possa sembrare.

      E’ una soluzione pronta all’uso, plug & play, installi il sensore, passi i cavi nuovi, la piazzi dove vuoi, non devi cambiar nulla del tuo impianto
      ed il gioco è fatto… Hai a disposizione 3 taglie: 3,2 – 6,4 – 9,6 kWh… Scalabili etc etc…

      Una curiosità, quando hai fatto l’impianto avevi consumi diversi o lo hai sovradimensionato per progetti futuri?
      Se vuoi dettagli personalizzati per la tua esigenza, non esitare a scrivermi in privato dall’area contatti

      • Fabio ha detto:

        Buongiorno Devis,

        sì, in effetti sto portando tutte le utenze domestiche verso l’alimentazione con energia elettrica; ti ho già riferito dell’avvenuta installazione di un “chiller” per la climatizzazione caldo/freddo, ma ho già anche provveduto a dotarmi di un pannello con resistenza elettrica per la produzione di acqua sanitaria; nell’immediato futuro, conto di sostituire la seconda macchina con una ibrida, o integrale ad energia elettrica e, successivamente, vorrei dotarmi di un piano ad induzione per la cucina.

        Per cui, allo stato attuale, consumo già oltre 8000 kwh (sommando l’autoconsumo ed il consumo da rete), ed in prospettiva gli stessi dovrebbero crescere in modo considerevole…

        Preso atto di quanto hai affermato relativamente alla soluzione consigliata (Varta), considerati i miei consumi, vorrei chiederti quanto inciderebbero i costi nell’eventualità volessi implementarla sino a 12,8 kwh; nello specifico, si necessiterebbe di un altro case, oppure quello “base” è in grado di accogliere un’altra batteria da 3,2 kwh?.

        Grazie ancora per la cortese disponibilità.

        • Devis ha detto:

          Ciao Fabio,
          capito il quadro della situazione.

          Sicuramente ti poteri aiutare con la selezione della taglia corretta, ma dovrei toccare con mano e vedere una serie di dati che mi permetterebbero di indicarti la soluzione ideale.

          Di sicuro è un prodotto scalabile, puoi partire dalla più piccola ed arrivare al massimo a 50 kWh di accumulo, ma la partenza non è poi così facile da calcolare e, anche se sei stato molto preciso nel dettagliarmi i dati, me ne servirebbero altri.

          Se ti fa piacere, posso aiutarti con un A.C.E.® (vedi la pagina dedicata)
          Oppure in privato se mi invii documentazione e numeri che mi servono.

          Grazie ancora per il quesito.

    • antonio ha detto:

      Buongiorno Devis,

      Ho avuto modo di chiedere se ci sono degli inverter adatti per impianti da 1.2 kWp abbinati a batterie tra 2 e 3 kWp, e mi è stato consigliato l’INVERTER SMA SUNNY BOY SMART ENERGY 3600 per il quale sono necessari almeno 150 V di tensione DC per avviarsi, pari alla tensione di circa 4 moduli in serie, circa 1 kW.

      Forse dopo tutto il mercato offre già valide soluzioni per impianti di piccola taglia che soddisfano il fabbisogno di single e coppie, e credo sia plausibile trovare a breve nuove offerte anche più economiche.

      Grazie per l’attenzione.

      • Devis ha detto:

        Ciao Antonio,
        grazie per lo spunto, prendo la palla al balzo per chiarire un paio di aspetti fondamentali.

        La selezione della taglia di accumulo è un aspetto fondamentale del nostro fabbisogno, e dobbiamo sempre tenere in considerazione questi aspetti (perdonatemi le ipersemplificazioni):

        – La possibilità di caricarlo al 100% almeno nelle giornate mediamente soleggiate (mesi di marzo)
        – Il reale beneficio che tali soluzioni apportino alle nostre bollette
        – La motivazione che ci porta all’acquisto

        Tu hai un consumo annuo di circa 1700 kWh, e per questo motivo ti consigliavo almeno 5 moduli da 250 wp, ergo un impianto fotovoltaico da 1,25 kWp.

        Ora, ti consiglierei di spostare la richiesta in privato, in quanto dovremo valutare un paio di aspetti non proprio secondari.

        In linea di massima, capisco la spinta green e hai tutta la mia stima, ma siamo sicuri che la soluzione fotovoltaica sia la migliore da applicare?

        Siamo sicuri che la soluzione connessa in rete sia l’unica via percorribile?

        Detto questo, come per tutti i prodotti che vengono citati dagli utenti e da me stesso, il principio di base è sempre questo: Non esiste la panacea per tutti i mali, esiste però il prodotto che meglio risponde alle tue esigenze. Ragioniamoci assieme e troveremo la soluzione più idonea.

  • Ciao, interessante articolo, complimenti.

    Mia situazione per avere un contesto: ho un impianto elettrico domestico trifase, fotovoltaico da 18kW realizzato un paio di anni fa, inverter ABB (TRIO-20.0-TL-OUTD-400), ho anche uno stabilizzatore di tensione (installato per problemi con Enel nella mia zona). Viaggio sui 24000 kWh all’anno, anche perchè ho tutto il riscaldamento con pompe di calore e hybridcube Daikin, e 6 splitter in casa.

    Vorrei informarmi sul discorso accumulo, oggi è venuto un commerciale Sonnen ma han prezzi enormemente più alti di Tesla PowerWall 2, e mi è parso completamente incompetente sul lato tecnico.

    Nell’articolo dici che le Powerwall 2 richiedono una tensione trifase, ottimo per me. Ma le altre, tipo Sonnen o LG, funzionano con il trifase ‘di base’ o richiedono qualcosa di particolare? Il commerciale Sonnen non mi ha convinto con il suo “si si non c’è problema”.
    Il prossimo step che dovrei fare a questo punto è contattare Tesla per capire se il mio inverter ABB è compatibile?
    Grazie per qualsiasi feedback, anche minimo.

    Ciao! Fabrizio

    • Devis ha detto:

      Ciao Fabrizio,
      grazie 1000 per il quesito, cerco di semplificare la risposta, anche perchè c’è di base un fraintendimento.

      Noi operatori del settore siamo in attesa di aggiornamento normativo per coprire alcune lacune tecniche che ci vedrebbero oggi dover connettere in trifase impianti che nascono per lavorare in monofase, ma non sono progettati per tale scopo.

      Ad oggi, le specifiche di Tesla non ci è dato sapere se faranno lavorare anche in trifase la loro batteria, che inizialmente ci era stata mostrata e venduta per lavorare con un unica fase.

      Detto questo, la soluzione per te esiste e come, e a breve sul mio canale youtube ti mostrerò una referenza di un cliente che mi ha contattato per lo stesso motivo.

      Se non ti spiace, sposterei la conversazione in privato, scrivimi pure tramite la pagina contatti e ti risponderò di persona.

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