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Termotecnico e pompa di calore, una strana coppia

Se vuoi sapere che pompa di calore installare a casa tua, chiedi al termotecnico.

Questo è quello che verrebbe logico da pensare e che in teoria si dovrebbe fare, ma…

Tra la teoria e la pratica, scorre un mare di vecchie abitudini e di ragionamenti grossolani che creano solo confusione, lasciandoti col cerino in mano e un dubbio enorme a cui nessuno sembra volerti dare una risposta concreta e pratica.

Il termotecnico e la pompa di calore, una strana coppia

Negli ultimi anni la tecnologia delle pompe di calore ha fatto passi da gigante, come ogni settore che subisce un notevole aumento della domanda, e ho individuato 4 diversi approcci da parte del termotecnico.

  1. Il conservativo, cioè quello che ancora oggi spinge la caldaietta a condensazione e i climatizzatori per il raffrescamento.
  2. Il cautelativo, che spinge la soluzione ibrida, perché la pompa di calore potrebbe avere dei problemi.
  3. Quello che che quando gli parli della pompa di calore pensa già alle vacanze che gli regala il produttore di caldaie o di climatizzatori.
  4. Quello che analizza i numeri del fabbisogno termico, li confronta con le rese delle macchine e poi ti offre la soluzione.

Secondo il termotecnico conservativo, per il riscaldamento serve sempre la caldaia, a loro detta non si rientra mai dell’investimento.

Probabilmente non hanno mai fatto i conti di cosa costa portare il metano in un abitazione e quando gli fai due conti cambiano discorso. Sono perfettamente coscenti che il metano è la prima fonte di incidenti domestici in Italia, e che rimarrai per sempre legato alla bolletta ed a tutte le vecchie abitudini del passato, ma nel loro modo di vedere le cose la caldaia è quella che costa meno in assoluto.

Poi c’è il termotecnico cautelativo, che sposa la soluzione ibrida e la sventola come se fosse l’unica alternativa.

Ahimè, molte azioni commerciali travestite da corsi di aggiornamento, mostrano grafici vecchi ed obsoleti che dimostrano l’inefficienza delle pompe di calore alle basse temperature, e questi stratagemmi sono usati ancora oggi soprattutto dai costruttori di caldaie che oggi ovviamente vendono anche pompe di calore.

Fermo li, siamo nel 2020 e il messaggio distorto e manipolato che queste aziende danno ai termotecnici è manipolato alla grande.

Ti mostrano le rese di una pompa di calore di 10 anni fa, quando puoi immaginare che le rese e la tecnologia erano buone ma non sviluppate come oggi.

Prendono la scheda tecnica di una macchina poco performante di allora e mostrano che a temperature vicine allo zero, è meglio la caldaia.

E grazie al piffero, se prendo una golf di 10 anni fa e la paragono ad una fiat di oggi, la fiat sembra avanti anni luce.

Solo che se ti mostro una macchina di 10 anni fa te ne accorgi subito, ma se ti mostro la scheda di una macchina di 10 anni fa senza fotografie, tu nemmeno te ne rendi conto.

Guarda, facevo fatica a crederci anch’io, ma a Febbraio di quest’anno, un amico idraulico mi ha intrufolato in uno di questi corsi, e sono rimasto sconvolto dal mare di fesserie che raccontano pur di spingere la soluzione ibrida.

Ma piace molto al costruttore, perché costa poco e gli permette di aggirare le normative degli edifici Nzeb e quindi per loro va tutto bene.

Poi c’è la terza categoria, il termotecnico che quando gli nomini una casa senza gas pensa già alla parcella che intasca se a capitolato ti mette la pompa di calore dell’amico rappresentante.

Senza girarci intorno, non hanno dimestichezza coi sistemi, ma sanno che per ogni macchina che mettono a capitolato loro ci guadagnano il 5% nella vendita.

Funziona così e funzionerà sempre così, oramai è il sistema. Almeno non ti portano il metano a casa e già quello è un enorme passo avanti.

Poi c’è la quarta categoria, quella del termotecnico più evoluto e concentrato sulla soluzione.

Hanno investito di tasca propria in formazione, estraggono i numeri del fabbisogno termico invernale ed estivo, li confrontano con le rese reali delle pompe di calore e pensano all’impianto da realizzare tenendo conto di tutti i fattori che possono influenzare le scelte per raggiungere i massimi obiettivi.

Inutile dirti come andrà a finire… Mi auguro che tu possa avere a che fare con la macrocategoria 4, ma in italia penso si possano contare sulle dita delle mani, e ad oggi credi si avanzi qualche dita!

Il progetto termotecnico e gli impianti per la casa no gas, manca un pezzo

Uno dei concetti più difficili da trasferire anche al tecnico che dovrebbe progettare gli impianti di casa è quello che definiamo progettazione integrata.

In una casa no gas, che sfrutta al 100% solamente l’energia elettrica per il riscaldamento, per il raffrescamento, per la deumidificazione e per tutti gli altri usi tradizionali, l’obiettivo è quello di autoprodurre con il fotovoltaico l’energia che serve, ed a patto di conoscere qual numero, il problema viene dopo.

Come si sfrutta al massimo l’energia prodotta dal fotovoltaico?

Come si ottimizzano gli impianti nel momento in cui il fotovoltaico produce di più?

Qui il gioco si fa difficile, io ci ho messo due anni per sviluppare l’algoritmo Smart Solar che applico in tutte le centrali termiche e gli impianti della casa no gas, ma ti assicuro che non è stato facile, il grosso limite di chi progetta la parte termotecnica degli impianti è che vede solo la metà della mela.

Progettare gli impianti idrotermici di un’abitazione, senza tener conto della parte elettrica e quindi ottimizzarne i funzionamenti, non è affatto il modo migliore per partire con gli impianti di una casa no gas. Credo tu lo possa intuire da solo, non serve nemmeno stare qui a dimostrarlo.

Ciò che ti posso dire è che con Smart Solar applicato in una casa no gas, riusciamo ad aumentare l’autoconsumo di circa il 27%.

termotecnico e impianti domestici per la casa no gas

Termotecnico e impianti domestici per la casa no gas, per ottenere i massimi benefici devi iniziare con una progettazione integrata e quindi devi avere una visione chiara della parte elettrica e di quella idraulica.

Termotecnico e progetti, occhio alle tradizioni che diventano macroerrori.

Il primo compito che solitamente si affida al termotecnico è la legge 10, che in questo articolo racconto com’è cambiata nel corso degli anni e come, di fatto, non è più il documento che serve e nasconde 100 insidie, ne parlo anche in questo video assieme al direttore nazionale di Passivhaus Francesco Nesi. (qui il video).

La progettazione termotecnica è un lavoro raffinato, dove per ottenere i massimi benefici devi conoscere le basi e devi conoscere ciò che proponi, non basta leggere e imparare a memoria un depliant.

Partiamo dalla base dove la legge 10 oramai è più un documento che serve ad ottenere permessi autorizzativi ed a capire grossolanamente se i conti tornano, non è di certo un documento che indica la strada da seguire per tutta una serie di lacune che si porta dietro dall’anno in cui è stata concepita, il 1991 appunto.

Ma quando vedo lo schema funzionale dell’impianto termotecnico allegato, a patto che ci sia, mi cadono le braccia.

Chi usa ancora gli scaldasalviette ad acqua e li collega al collettore del riscaldamento, chi attacca la batteria di deumidificazione della ventilazione meccanica nello stesso collettore, chi usa la distribuzione del riscaldamento anche per la parte di raffrescamento, chi mette 2 pompe di calore perché di una non si fida, chi non inserisce un puffer sulla parte caldo/freddo, chi mette uno scaldaacqua da 90 litri per una famiglia di 3 persone e avanti così…

Mamma che tristezza.

La soluzione più in voga è quella di chiedere all’azienda produttrice uno schema funzionale in CAD, copiarlo ed incollarlo su un cartiglio ed inserire i propri dati.

No, direi proprio che questa non è la soluzione migliore per progettare gli impianti di un edificio che punta all’ecologia e all’indipendenza energetica.

La progettazione impianti termotecnici richiede un progettista impianti termotecnici.

Ok che il progettista abilitato ha il timbro e può firmare i documenti, ma un conto è inserire numeri su un software e timbrare il risultato, un conto è copiare uno schema funzionale che “ho sempre fatto così e va bene” e un conto è fare il lavoro per cui ti pagano quando puntano ad un risultato.

Qui si screma la stragrande maggioranza dei professionisti e, ahimè, sono in pochi ad intuire che il modo di progettare gli impianti deve cambiare per dare agli utenti ciò che si aspettano.

Io non ce l’ho con nessuno, sia chiaro, se mi trovo a lavorare con un termotecnico che ha il piacere di confrontarsi e di capire come realizzare un impianto per ottenere i massimi risultati ed i massimi benefici benvenga, mi faccio in 4 per aiutarlo e per condividere tutti i motivi che portano ad un nuovo modo di pensare e di realizzare gli impianti.

Ma spesso mi trovo a dover combattere contro un insieme di vecchie abitudini e di ignoranza che non sopporto, e in quelle occasioni esce tutto il mio brutto carattere.

Ho la fortuna di avere numeri, casi studio, enti e consorzi vari con cui ho condiviso anni di evoluzione impiantistica, e ho poco da inventare, ma un sacco di buone pratiche da trasmettere.

E quello che voglio trasmettere oggi, che è la parte più importante di un fabbricato che ha come obiettivo quello di ridurre allo stretto necessario il fabbisogno termico, parte proprio dalla progettazione della centrale termica.

Quando si pensa ad uno schema progettazione, o si schizza uno schema impianto, bisogna già avere bene in mente l’obiettivo e conoscere sia la parte idraulica che la parte elettrica. Se non si conoscono entrambi non si va da nessuna parte, si continua a fare come 10 anni fa. Non ci sono storie o racconti che tengano. Oggi ci vuole una visione d’insieme.

Gli step da seguire, quelli in cui un termotecnico abilitato ti deve accompagnare, sono questi:

  • Redazione legge 10 per ottenimento dei permessi
  • Calcolo del fabbisogno termico in regime dinamico, l’unico per inserire correttamente una termopompa
  • Progettazione termomeccanica della centrale termica e della distribuzione del calore
  • Progettazione riscaldamento, raffrescamento e ventilazione meccanica
  • Gestione elettronica delle temperature
  • Integrazione tra fotovoltaico e pompa di calore, per ottimizzare rese e consumi

Sarebbe bello che il tutto finisse anche col collaudo del sistema, in modo da verificare che tutto quello che è stato progettato funzioni come previsto, ma credo che in Italia siamo forse in 4 o 5 disposti a farlo, perché l’abitudine è sempre la solita, uno progetta, uno installa, uno accende e se succede qualcosa la colpa non è mai di nessuno.

Vero che ci ho messo più di 20 anni ad arrivare ad un punto in cui ho capito il senso di aiutare a scegliere, progettare, seguire nella fase di realizzazione e collaudare in prima persona tutti gli impianti, dovrebbe essere una legge fondamentale e venire applicata sempre più spesso, perché è l’unico modo che ti permette di avere una visione chiara e ti insegna a realizzare impianti che in futuro daranno solo soddisfazioni.

Se rivivi un esperienza appena passata e ti riconosci in una delle 3 macrocategorie che ho elencato sopra mi dispiace, ma se ti ritrovi nella fase iniziale, ti posso aiutare ad ottenere il massimo dei benefici nella scelta del no gas, ottimizzando il budget, senza commettere errori e senza accettare compromessi.

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