Casa Passiva: Cos’è e come funziona la Passivhaus

casa passiva

Una casa passiva, o passivhaus, è un tipo specifico di edificio progettato e costruito secondo i rigorosi standard del Passivhaus Institute, un’organizzazione con sede in Germania. Questi standard sono stati sviluppati per garantire un’alta efficienza energetica e un comfort ottimale all’interno degli edifici.

CasaClima, invece, è un sistema di certificazione energetica e ambientale per gli edifici sviluppato in Alto Adige. Si basa su criteri di efficienza energetica, comfort abitativo e sostenibilità ambientale.

Casa passiva o Casaclima è il nuovo dilemma di chi si appresta a costruire casa e punta molto sulle prestazioni dell’involucro stesso. E’ le prima domanda che inizi a farti appena le ricerche sulle varie tipologie costruttive iniziano e il tuo focus  è una casa con prestazioni di livello, ovvero una di quelle che hanno bollette così basse da farti dimenticare il contatore.

In questo articolo vedremo le differenze tra Casaclima e Passivhause e scopriremo cos’è, come funziona e quanto costa una casa passiva.

Quali sono le caratteristiche di una casa passiva?

Le principali caratteristiche della casa passiva o Passivhaus includono:

  1. Isolamento avanzato: Pareti, soffitti, pavimenti e finestre sono estremamente ben isolati per ridurre al minimo la perdita di calore in inverno e il surriscaldamento in estate.
  2. Ventilazione meccanica controllata: Le Passivhaus sono dotate di sistemi di ventilazione meccanica che forniscono un flusso d’aria controllato e filtrato, garantendo una qualità dell’aria interna superiore senza perdite di calore significative.
  3. Riduzione dei ponti termici: I punti deboli nell’isolamento, noti come ponti termici, vengono minimizzati attraverso il design e la costruzione accurata dell’edificio.
  4. Finestre ad alte prestazioni: Le finestre nelle case passive sono progettate per fornire un’elevata efficienza energetica, riducendo al minimo la perdita di calore e massimizzando il guadagno solare.
  5. Tenuta all’aria: Le Passivhaus sono costruite con un’attenzione particolare alla tenuta all’aria per ridurre al minimo le perdite d’aria indesiderate.
  6. Bassi consumi energetici: Grazie a queste caratteristiche, le case passive consumano significativamente meno energia per il riscaldamento e il raffreddamento rispetto agli edifici convenzionali.

Come si riscalda una casa passiva?

Per riscaldare la casa passiva e arrivare all’indipendenza energetica ci sono tre elementi che devono necessariamente dialogare tra loro: involucro, impianto elettrico e impianto idraulico.

Involucri edilizi performanti e benessere a 365 gradi hanno spinto il settore dell’impiantistica a fare progressi ed a formarsi come mai prima d’ora era successo, mettendo gli addetti al settore di fronte a nuove opportunità che prontamente devono conoscere per coglierle al volo.

Si parla molto di impianti di riscaldamento e raffrescamento, di ventilazione meccanica controllata e per le abitazioni più performanti si parla di impianti a tutt’aria ma, di base le nuove case sono senza gas.

Pensando ad una nuova costruzione, prende sempre più piede il concetto di “Casa No Gas”, quindi un’abitazione completamente elettrica che si riscalda e si raffresca con una pompa di calore, dove si cucina su piani ad induzione e dove l’acqua e l’energia dialogano tra di loro, dando vita all’impianto domestico.

edilizia passiva
edilizia passiva

Oggi si diffondono sempre più gli standard di Casaclima, ma avanzano anche le costruzioni secondo le regole più rigide di Passivhouse, due modi di interpretare la “Casa No Gas” che per l’impiantista ha un enorme vantaggio, quello di applicare le nuove tecnologie sfruttando al massimo l’energia del sole e facendo un passo in più verso la casa autosufficiente.

edificio passivo
edificio passivo

Sistemi di riscaldamento negli edifici passivi

Il primo punto su cui solitamente si ragiona in fase di costruzione degli edifici passivi è la tipologia di riscaldamento che, a seconda dello standard costruttivo scelto, può essere un tradizionale impianto radiante o un sistema di riscaldamento ad aria.

Con Casaclima la poca energia termica che serve per riscaldare e raffrescare la possiamo produrre con un impianto radiante a pavimento, che gestito in modo raffinato con i vari termostati di zona (meglio se uno per ogni ambiente) andremo a controllare.

Nelle case passive, invece, l’apporto di energia termica è veramente basso, quindi possiamo mantenere sotto controllo le temperature solo con il ricambio dell’aria abbinato ad una piccolissima batteria che avrà il compito di deumidificare quell’aria d’estate e riscaldarla d’inverno. Vuol dire che il sistema radiante non serve perchè la casa è superisolata, quindi a livello di impianti sicuramente la spesa va rivista.

Per una serie di coincidenze, ad un cliente che ha costruito in classe A+ che ho acquisito a casa ultimata, serviva un sistema per riscaldare velocemente una stanza e portarla a 23 gradi. Senza indugio gli dissi di attaccare il phon della moglie, chiudere la porta della stanza e aspettare al massimo 10 minuti. Dopo meno di 7 minuti, la stanza di 30 m2 circa, era a 24 gradi.

Entrambe le filosofie prevedono un edificio passivo ermetico, che poi può essere verificato con la prova del nove, ovvero il Blower door test, il metro che indica la tenuta dell’aria dell’edificio.

Di conseguenza in entrambi i casi per combattere l’umidità e migliorare il confort interno è d‘obbligo l’installazione di un sistema per il ricambio di aria con recupero di calore. Ovvero la macchina più conosciuta col nome di Ventilazione Meccanica Controllata.

Per la costruzione di una casa passiva l’unica preoccupazione dev’essere quella di creare ed automatizzare il giusto ricambio d’aria, non tanto per riscaldare gli ambienti, ma per tener sotto controllo l’umidità ed avere sempre una qualità dell’aria e dell’ossigeno contenuto ottimale, per compensare la nostra presenza all’interno degli ambienti.

Quello che accomuna i due sistemi di riscaldamento è la necessità di essere alimentati con termopompe che avranno il compito di produrre l’energia che soddisfa il fabbisogno termico estivo ed invernale 365 giorni l’anno.

Per inciso la termopompa avrà il compito di riscaldare anche l’acqua calda sanitaria, ma tra l’impianto di riscaldamento di casaclima e quello di passivhouse, in termini di potenza, la differenza c’è, anche se non è enorme: per la casa passiva basta una potenza nominale da circa 6 kW ed il problema del riscaldamento invernale, del raffrescamento estivo, della deumidificazione e dell’acqua calda sanitaria è definitivamente risolto.

Per la sorella casaclima invece, la potenza in gioco è leggermene superiore, è più consigliata una termopompa da 9 kW, e alla fine dei giochi il risultato di caldo, freddo e deumidificazione sarà ottimale.

Come funzionano gli altri impianti nella casa passiva

Sicuramente, a differenza di una casa tradizionale anni 90, nelle abitazioni passive qualche elettrodomestico in più chiede spazio per essere collocato e pretende una diversa predisposizione dell’impianto elettrico, sempre più flessibile e smart.

In un’abitazione oggi troviamo l’accoppiata lavatrice e asciugatrice nella lavanderia, il trittico di lavastoviglie, forno e piano di cottura ad induzione nella cucina e poi si passa in garage, dove una nuova coppia di apparecchi sempre più spesso trova alloggio: l’inverter del fotovoltaico e la presa di ricarica per le auto elettriche.

E da qui, secondo nuovi criteri di calcolo, inizia il ragionamento che ci guida a consigliare il contatore trifase nelle nuove abitazioni.

Quanto consuma una villa passiva?

Prendiamo a campione una villetta di circa 170 m2 in pianura padana, costruita con standard Casaclima in classe energetica A, che non ha allacciamento al gas metano. Mettiamo nero su bianco i numeri del consumo elettrico presunto, quindi i consumi della pompa di calore, quelli del piano di cottura ad induzione e per finire quelli per “vivere“ la casa in questione:

  • Per il fabbisogno termico estivo ed invernale, vmc compresa, servono circa 5500 kWh
  • Per l’utilizzo dei piani ad induzione servono circa 600 kWh
  • Per vivere in quella casa, una famiglia tipo di 4 persone consumerà circa 4500 kWh

Il che porta ad un consumo energetico annuo di poco superiore ai 10500 kWh.

Dato il consumo elettrico della casa, con i dati forniti da JRC di Ispra, sappiamo che riusciremo a produrre tutta quell’energia elettrica che abbiamo calcolato sulla carta, con un impianto fotovoltaico da 8,8 kWp circa, che quindi secondo l’attuale norma CEI va connesso in trifase.

Ora, in questo ragionamento non analizziamo il consumo della colonnina di ricarica, ma se dovessimo ipotizzare un valore da inserire in tabella, possiamo tener buono il numero che ci fornisce Nissan sui consumi del modello Leaf, ovvero l’auto elettrica più venduta al mondo: ha una batteria da 40 kW e ne consuma circa 15 kW per percorrere 100 km.

Quanto costa una casa passiva?

Arriviamo alla domanda finale: Qual’è la differenza tra casa passiva e casaclima in termini di costo e consumo energetico?

A livello di consumi è presto detto: il consumo energetico della famiglia e dei piani ad induzione rimane tale. Il fabbisogno per il riscaldamento passa dai 5500 kWh annui ai 1500 kWh circa e quindi, aggiornando i numeri, la differenza tra le due abitazioni sarebbe:

  • 10600 kWh per la casaclima
  • 6600 kWh per la passivhouse

Sicuramente in percentuale è un numero altissimo, e rappresenta una fonte di risparmio economico per te che vi a realizzare l’impianto domestico perchè risparmierai un paio di kW di fotovoltaico, qualcosa anche per la termopompa che sarà di una taglia più piccola, e la parte economica sul riscaldamento a pavimento.

Attenzione però che la casa passiva costa molto di più. Tra le attenzioni maniacali che tutti gli artigiani devono mettere nella realizzazione della casa ed i costi che lievitano per la scelta dei materiali, la parte di risparmio economico che deriva dagli impianti viene ampiamente superata.

Ho analizzato casi in questi ultimi anni, ma non posso indicare cifre perché non sarebbe corretto, ti posso garantire però che la spesa che risparmi sugli impianti domestici non copre nemmeno la metà dei costi che devi sostenere per passare da una classe elevata con standard casaclima ad una passivhouse.

Abitazione passiva: l’indipendenza energetica parte dal trifase

Il concetto dell’impianto elettrico trifase prende forma per far fronte a carichi di energia che superano i 6 kW di prelievo, abbastanza difficili da rispettare soprattutto nella stagione invernale, ma hanno anche la funzione di permettere all’utente di autoprodurre interamente il proprio fabbisogno, puntando anche alla sovrapproduzione per soddisfare la futura richiesta di un’auto elettrica.

A questo punto tu che sei il committente punti alla casa energeticamente indipendente, e l’impianto domestico per la tua nuova abitazione sicuramente ti aiuta ad avvicinarti all’obiettivo ma alla domanda “come rendiamo casa energeticamente indipendente” si scontra il nuovo con il vecchio.

La risposta più immediata è: “Inseriamo un sistema di accumulo”, perché le imprese elettriche sino ad ora sono state spinte ed indotte a pensare che l’unica soluzione possibile sia quella, ma quella più immediata che realmente ti porta vantaggi concreti è diversa e costa molto meno:

Per ottimizzare l’investimento, prima ancora di pensare alla batteria, devi far dialogare il fotovoltaico con la pompa di calore.

Il trucco è quello di far parlare tra di loro i due cuori pulsanti della tua “Casa No Gas” e il segreto per saper applicare questo scambio di informazioni sta nella gestione di 3 temperature diverse: quella dell’acqua calda sanitaria, quella dell’acqua tecnica e per finire quella delle stanze dell’abitazione stessa.

Il concetto di base è quello di accendere la pompa di calore quando l’impianto fotovoltaico produce energia in eccesso rispetto a quella del fabbisogno istantaneo, ottenendo un beneficio enorme per l’utente finale, ovvero quello di un immediato risparmio in bolletta dato dall’autoconsumo dell’energia prodotta.

Per inciso, quando installi un impianto fotovoltaico oggi, lo connetti in rete con i meccanismi dello scambio sul posto ed il funzionamento è molto semplice: nell’istante in cui produci energia, quella che autoconsumi non la prelevi dalla rete e quindi risparmi sull’acquisto, quella che invece produci in eccesso la immetti in rete e ti viene remunerata ad una cifra che varia tra gli 0,05 e gli 0,1 € per ogni kWh.

Tramite uno strumento possiamo rilevare quando l’impianto fotovoltaico sta producendo più energia di quanta ne assorbe l’abitazione e quindi mandare un impulso alla termopompa che, in buona sostanza, trasformerà l’energia elettrica prodotta in eccesso dall’impianto fotovoltaico in energia termica, avvicinando l’utente sempre di più alla vera indipendenza energetica.

E qui inizia il mio vero lavoro: quello di raccogliere le tue esigenze e metterle in un percorso logico preciso per poi trasferire tutte le informazioni all’elettricista ed all’idraulico, pensando sin dalla progettazione ad un impianto intelligente che si scambia quelle informazioni che senza necessità di un sistema di accumulo, contribuiranno a rendere la tua casa sempre più indipendente dalla rete elettrica.

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2 risposte

  1. Passivhaus : è bene avere un impianto di riscaldamento (esempio a pavimento) se si dovesse aver freddo in inverno?

    1. Ciao Giorgia, Passivhaus non vuol dire senza impianti.

      Le case passive hanno un sistema di ricambio aria che a seconda della stagione riscalda o raffresca.

      Bisogna però fare molta attenzione all’involucro.

      Riscaldare con l’aria è fantastico se l’involucro è molto performante, altrimenti può essere fastidioso.

      Con un involucro normale invece, meglio affidarsi al tradizionale radiante e via.

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Devis Barcaro

Dal 2015 sono specializzato nella realizzazione di ville no gas, quelle 100% elettriche che sfruttano al massimo l’energia del sole.

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