Casa No Gas: testimonianza reale dopo 3 anni | Verona

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Casa No Gas: testimonianza reale dopo 3 anni | Verona

Introduzione: quando la scelta coraggiosa diventa la scelta giusta

C’è un momento nella vita di chi decide di ristrutturare casa in cui bisogna scegliere da che parte stare. Impianto ibrido, con la caldaia a gas come rete di sicurezza, oppure il salto definitivo verso il full elettrico, senza compromessi e senza reti di sicurezza? Giorgio, un nostro cliente di Verona, ha affrontato questa scelta nel 2021-2022, in piena era Superbonus 110%, quando il mercato spingeva quasi unanimemente verso l’ibrido e pochissimi avevano il coraggio — o la consapevolezza — di immaginare una casa completamente senza gas.

Oggi, a quasi tre anni dall’accensione dell’impianto, Giorgio si siede con Devis di Smart Solar e racconta com’è andata davvero. Non una stima, non una proiezione: una testimonianza reale, con numeri reali, vissuta giorno per giorno in una casa di 160-170 metri quadrati su due piani, con quattro persone in famiglia.

 

Il punto di partenza: una casa degli anni ’60 da ristrutturare completamente

La casa di Giorgio era un edificio di fine anni ’50, primi anni ’60. Gli impianti erano quelli dell’epoca: obsoleti, inefficienti, lontani anni luce dagli standard attuali. La ristrutturazione doveva essere completa — impiantistica, infissi, tutto — e questo ha rappresentato, paradossalmente, un vantaggio. Partire da zero significa poter progettare senza i vincoli di un impianto preesistente da adattare.

Il primo passo è stato quello che in Smart Solar chiamiamo mappatura degli impianti domestici: un’analisi approfondita delle abitudini di vita della famiglia, delle esigenze di comfort, delle caratteristiche dell’edificio, dell’orientamento, della superficie, del numero di persone. Solo dopo questa fase — che richiede tempo, domande e ascolto — si passa alla progettazione vera e propria.

Questa fase è fondamentale e spesso sottovalutata. Non si tratta semplicemente di scegliere una pompa di calore e installarla. Si tratta di capire come quella famiglia vive la casa, a che ora si alzano, se lavorano in smart working, se hanno bambini piccoli o anziani in casa, quali sono le loro abitudini di consumo. Solo con queste informazioni è possibile dimensionare correttamente l’impianto e stimare i consumi futuri con una precisione che, come vedremo, può arrivare a uno scarto inferiore al 5%.

 

La scelta: full elettrico senza caldaia di backup

Mentre il mercato spingeva verso l’ibrido — pompa di calore principale e caldaia a gas come backup invernale — Giorgio ha scelto di eliminare il gas completamente. Una scelta che, all’epoca, richiedeva una buona dose di fiducia nel progetto e nel progettista.

Il ragionamento era semplice: se l’impianto è dimensionato correttamente, se la pompa di calore è quella giusta per il clima della zona, se l’isolamento dell’edificio è adeguato, la caldaia di backup non serve. È un costo aggiuntivo, un punto di fragilità in più, e soprattutto è un modo per tenere aperta una dipendenza dal gas che, alla luce dell’evoluzione dei prezzi degli ultimi anni, si è rivelata tutt’altro che conveniente.

Giorgio non si è limitato a spegnere il gas: ha speso circa 1.500 euro per rimuovere fisicamente il contatore dal muro perimetrale e bonificare completamente l’impianto. Una spesa una tantum che ha sancito, in modo definitivo e irreversibile, la scelta del full elettrico.

 

L’impianto: il mantra di Smart Solar

Il sistema installato nella casa di Giorgio segue quello che Devis definisce il proprio approccio consolidato, il risultato di anni di progettazione e ottimizzazione sul campo. Si articola in quattro elementi principali:

 

Riscaldamento e raffrescamento radiante a pavimento a bassa inerzia

Il radiante a pavimento non è una novità: sono 25-30 anni che questo tipo di impianto circola nel mercato residenziale, e i suoi vantaggi in termini di comfort invernale sono ormai ampiamente riconosciuti. Il calore si distribuisce in modo omogeneo su tutta la superficie, senza correnti d’aria, senza punti freddi, senza il calore intenso e localizzato dei radiatori tradizionali. Il risultato è un comfort termico superiore a parità di temperatura percepita, il che si traduce in consumi più bassi.

La specifica “a bassa inerzia” è importante: significa che l’impianto risponde rapidamente alle variazioni di temperatura, senza i lunghi tempi di assestamento tipici dei sistemi radianti tradizionali a spessore maggiore.

 

Pompa di calore con centrale termica compatta

La pompa di calore è il cuore del sistema. Preleva calore dall’aria esterna — anche quando le temperature sono rigide — e lo trasferisce all’impianto radiante. In estate il ciclo si inverte: la pompa estrae il calore dall’interno della casa e lo disperde all’esterno, raffrescando gli ambienti attraverso lo stesso pavimento radiante.

La centrale termica compatta integra tutti i componenti idraulici necessari in un unico elemento, riducendo gli ingombri e semplificando la manutenzione.

 

Ventilazione meccanica controllata (VMC)

La VMC è forse il componente meno conosciuto dal grande pubblico, ma è quello che fa la differenza in termini di qualità dell’aria interna. In una casa ben isolata — come deve essere una casa progettata per il full elettrico — il ricambio d’aria naturale attraverso le infiltrazioni non è sufficiente. La VMC garantisce un ricambio d’aria costante e controllato, recuperando il calore dell’aria in uscita per preriscaldare quella in entrata in inverno, e viceversa in estate.

Il risultato è un’aria sempre fresca, senza umidità in eccesso, senza muffe, senza gli odori tipici di una casa poco ventilata — il tutto senza sprecare energia.

 

Fotovoltaico da 6,4 kW in trifase

L’impianto fotovoltaico completa il sistema, producendo energia elettrica che viene consumata direttamente dall’impianto termico, dagli elettrodomestici e da tutti i carichi domestici. La scelta del trifase è stata dettata dalle caratteristiche dell’allacciamento alla rete, e non comporta né costi aggiuntivi in bolletta né differenze pratiche nella gestione quotidiana.

I 6,4 kW installati sono leggermente inferiori a quanto sarebbe stato ottimale: il progetto originale prevedeva una tettoia aggiuntiva che avrebbe aumentato la superficie disponibile per i pannelli, ma che non è stata realizzata. Nonostante questo, il fotovoltaico contribuisce in modo significativo all’autoconsumo.

In questa fase non è stata installata una batteria di accumulo: all’epoca del progetto i costi erano ancora molto elevati. Giorgio ha preferito aspettare, raccogliere dati sui propri profili di consumo, e valutare in un secondo momento se e quando l’accumulo avrebbe portato un beneficio concreto.

 

I numeri reali: consumi e costi dopo tre anni

Arriviamo al punto che interessa tutti: quanto costa davvero vivere in una casa full elettrica?

La stima elaborata da Devis in fase di mappatura è stata confermata dalla realtà con uno scarto inferiore al 5%. Non si tratta di fortuna o approssimazione ottimistica: è il risultato di un metodo basato sulla fisica, sull’analisi puntuale delle abitudini e su un’esperienza consolidata nella progettazione di impianti di questo tipo.

Il dato complessivo per il primo anno di esercizio è eloquente: una casa di 160-170 metri quadrati su due piani, con quattro persone in famiglia, ha sostenuto una spesa complessiva di circa 1.200 euro per tutta l’energia elettrica consumata nell’anno — riscaldamento invernale, raffrescamento estivo, produzione di acqua calda sanitaria, elettrodomestici, illuminazione, tutto.

Per dare un termine di paragone concreto: nell’appartamento precedente di 65 metri quadrati — quindi meno della metà della superficie attuale — la spesa combinata di gas ed energia elettrica era superiore a quella attuale. Una casa più piccola, meno confortevole, con tecnologie meno efficienti, costava di più.

È importante ricordare che questi numeri tengono già conto del contributo del fotovoltaico, che riduce la bolletta coprendo una parte del fabbisogno elettrico con autoproduzione. È altrettanto importante sottolineare che la variabile meteo introduce sempre un margine di incertezza che non è eliminabile: un inverno particolarmente rigido o un’estate eccezionalmente calda possono spostare i consumi di qualche punto percentuale in più o in meno rispetto alla stima.

 

Il comfort estivo: la vera sorpresa del sistema radiante

Se il comfort invernale del radiante a pavimento è ormai ben noto, quello estivo è ancora poco conosciuto — e rappresenta, secondo Giorgio, la vera rivelazione di questo tipo di impianto.

In estate il raffrescamento avviene attraverso lo stesso pavimento radiante: l’acqua che scorre nei tubi viene raffreddata dalla pompa di calore, abbassando la temperatura delle superfici e sottraendo calore all’ambiente. Non ci sono split che soffiano aria fredda, non ci sono correnti localizzate, non ci sono le oscillazioni termiche tipiche del raffrescamento puntuale.

La casa di Giorgio si mantiene stabilmente tra i 25 e i 27°C con un’umidità relativa controllata tra il 55 e il 65%. Questi valori — temperatura e umidità insieme — definiscono quello che tecnicamente viene chiamato comfort igrometrico: la condizione in cui il corpo umano percepisce la massima comodità, indipendentemente dalla temperatura assoluta.

Il controllo dell’umidità in un impianto di raffrescamento radiante non è automatico né banale. È il punto critico di questa tecnologia: se l’umidità non viene gestita correttamente, il pavimento può raggiungere la temperatura di rugiada e formarsi condensa, rendendo di fatto inutilizzabile il sistema. Per questo motivo, il pannello di controllo installato nell’impianto di Giorgio — frutto di un brevetto sviluppato da un’azienda veronese — gestisce la temperatura dell’acqua in funzione dell’umidità rilevata in tempo reale, garantendo il funzionamento sicuro ed efficace del raffrescamento in qualsiasi condizione climatica.

Il risultato pratico, nelle parole di Giorgio, è immediato: si rientra a casa dopo una giornata con 35 gradi e 80% di umidità fuori, e l’effetto è quello di trovare finalmente il proprio ambiente naturale. Non il freddo artificiale di un condizionatore, non l’aria secca e stantia di un split che ha girato tutta la notte: una temperatura gradevole, aria fresca e umidità nella norma.

 

L’assistenza: monitoraggio remoto e intervento proattivo

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza di Giorgio riguarda non il funzionamento ordinario dell’impianto, ma l’unica anomalia registrata in tre anni di esercizio.

La pompa di calore si è fermata. Non per un guasto grave: un blocco che in gergo tecnico si chiama “reset necessario” — spegnere e riaccendere risolve il problema. La cosa notevole è che Giorgio non se n’era ancora accorto: è stato Devis a chiamarlo, avendo rilevato l’anomalia dal sistema di monitoraggio remoto.

Questo è il valore concreto di un sistema di supervisione attivo: non aspettare che il cliente chiami perché ha freddo o caldo, ma rilevare l’anomalia in tempo reale e intervenire prima che diventi un disagio. In un Paese in cui l’assistenza post-vendita è spesso il punto debole della filiera, questo approccio rappresenta una differenza sostanziale — tanto che Smart Solar ha dovuto strutturare internamente un team dedicato alla gestione cantieristica e alle assistenze, per non dipendere da catene di supporto esterne che non garantiscono tempi e qualità di intervento adeguati.

 

Conclusione: conviene davvero eliminare il gas?

La risposta di Giorgio è inequivocabile. Non solo conviene economicamente — i numeri lo dimostrano — ma conviene in termini di comfort, di tranquillità, di qualità della vita quotidiana. La casa è più silenziosa, più confortevole in ogni stagione, più semplice da gestire. Non c’è più una caldaia da revisionare ogni anno, non c’è più un contratto del gas da gestire, non c’è più la preoccupazione per le oscillazioni del prezzo del metano.

Se stai valutando una ristrutturazione importante o stai costruendo una casa nuova, la testimonianza di Giorgio offre qualcosa di raro nel settore: dati reali, verificabili, raccontati da chi ci vive ogni giorno. Non una simulazione, non una proiezione di marketing — tre anni di bollette, di stagioni, di comfort quotidiano.

Il punto di partenza, come sempre, è una mappatura accurata delle tue abitudini e delle caratteristiche della tua casa. Perché ogni progetto è diverso, e solo partendo da un’analisi seria è possibile arrivare a un impianto che funzioni davvero — nei numeri e nel comfort.

 


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Devis Barcaro

Co-fondatore di Casa No Gas Srl. Progettista e inventore del sistema Thermocore e dell'algoritmo Smart Solar. Lavoro su impianti 100% elettrici per ville dal 2010 — oltre 700 studi di fattibilità, 400+ impianti monitorati.

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